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domenica 8 marzo 2009

Rolex Dato compax

E’ sempre stata una robusta tradizione di casa Rolex quella di non complicarsi l’esistenza con la costruzione di modelli particolarmente complessi proprio per evitare problemi di maggior fragilità e, dunque, di probabili e più facili rotture meccaniche pertanto, e da sempre, la Casa coronata ha prediletto tipologie più semplici ma non per questo meno pregevoli in quanto a robustezza e ad intuizioni tecniche assolutamente innovative e di gran pregio.
Differente posizione è stata invece assunta da Rolex, anche se molto di rado, circa alcuni pochi ancorché costosi modelli muniti di datario completo ( data, giorno e mese) ed in alcuni casi , come quello di cui tratteremo , pure della funzione cronografica.
Il modello oggetto dell’ articolo è infatti il celeberrimo “Dato-compax ove anche la genesi del nome prende spunto dal fatto di possedere un datario completo (Dato) e 3 quadranti supplementari per la cronografia noti,infatti, anche come “Compax”.








Tale sofisticato e fin dall’inizio costosissimo segnatempo nacque nell’oramai lontanissimo 1947 ed anche se alcuni autori ed esperti del settore lo datano addirittura prima ossia tra la fine del ’945 e gli inizi del ‘ 946 noi, in eccesso di prudenza, ci atteniamo alla data certa in cui compare per la prima volta nei cataloghi ufficiali della Casa ossia il 1947 .
le referenze del dato compax sono :4767 , 4768,5036,6036 E 6236
Questi orologi avevano un prezzo elevato agevolmente comprensibile quanto esigua potesse essere all’epoca, soprattutto se si pensa ad un’Europa inginocchiata dai lutti e dai danni causati dall’ultimo conflitto appena conclusosi, la clientela per un tale segnatempo pertanto è assai logico e plausibile il ritenere quanto la produzione del Datocompax possa essere stata minima.
Scendendo più nel particolare iniziamo con la descrizione della prima referenza prodotta ossia la 4767 , realizzata in circa 200 esemplari totali suddivisi nelle varie versionidi cui illustriamo un pezzo di gran pregio in quanto perfetto in ogni sua parte ed assolutamente ben conservato in ogni dettaglio ivi compresa la doppia colorazione del suo quadrante con il binario del datario di un magnifico colore bluette ancora intatto.








Inoltrandoci ancor più nel particolare possiamo osservare sempre in riferimento al suo quadrante l’alternanza , negli indici delle ore, di numeri arabi di colore nero per le ore pari con indici puntiformi( od a bottone) dorati per quelle dispari molto tipici della produzione di orologi durante tutti gli anni ’40. Le sfere di forma a bastone sono in acciaio di un bel colore brunito tra il nero e l’azzurro mentre lo sferino della data di forma lanceolata con piccola freccia terminale è interamente in acciaio.
Appena sotto ad ore 12 troviamo , nell’ordine, la finestrella del giorno della settimana e, parallelamente, quella del mese inframmezzate dal logo della Maison anch’esso di colore nero che, a sua volta, sovrasta la scritta “Oyster Chronograph” da cui si potrebbe intuire una certa impermeabilità del modello in quanto appunto “Oyster” infine, sopra il compax ad ore 6, la qualifica di amagnetismo il tutto impreziosito ad ore 3,6 e 9 dai bellissimi compax della cronografia anch’essi muniti di sferini a foglia del medesimo colore brunito così come la trotteuse cronografica .
Nella zona più esterna del quadrante troviamo il datario che, come ripeto,IN QUESTO ESEMPLARE è inscritto in un binario di colore differente da quello del quadrante, ha numeri di colore blu con tipologia aperta per i 6 ed i 9 e , contrariamente ad altri modelli con calendario completo tipo lo 8171 o il 6062 ( stelline e non), non ha il caratteristico ribaltamento od inversione dei numeri tra le date 23 e 24 del mese.
La sua cassa è in due corpi ( monoblocco) essendo costituita da fondello, naturalmente a vite, e dalla carrure solidale con la lunetta il tutto con dimensioni di mm36
Ad ore 2 e ad ore 4 troviamo i pulsanti per l’azionamento della cronografia di caratteristica forma tronco-cilindrica di generose dimensioni mentre, ad ore 3, si trova il bottone di carica con tipico avvitamento “oyster” e la scritta.............
Ad ore 11 e ad ore 9 ci sono i bottoni di rimessa del datario mese e giorno che, su questo primo modello, sono assai particolari in quanto più grossi e generosi ma soprattutto molto più estrusi rispetto ai modelli che seguiranno.
Altra caratteristica oramai rarissima da trovare in originale è il suo magnifico vetro in plexi di forma a cupola che armonizza in maniera assoluta ed inequivocabile tutto l’insieme.
Il suo movimento è CAL 13" base VALLJOUX, cristallo Blu point, come per tutti i monoblocco,gruppo 31,1 (fonte catalogo ricambi 1961)
In contemporanea e per offrire un modello piu' classico e meno innovativo nelle forme venne prodotta la ref 4768 con cassa a scatto.

Esemplare con quadrante parzialmente ristampato:











A questI primI modellI prodottI, sembra, VERSO il 1947 a scopo quasi prototipale per saggiarne l’indice di gradimento presso il grande pubblico è succeduta la referenza 5036(non riportata nemmeno sui cataloghi ricambi ufficiali dell'epoca) con caratteristiche sia di quadrante che di cassa molto simili in quanto anch’esso monoblocco ma con già una sensibile differenza circa i bottoni di rimessa calendario un po’ più piccoli e molto più nascosti nella carrure.Modifiche anche al design del quadrante per renderlo piu' semplice e moderno.
Anche il 5036 è stato prodotto in serie assai limitate durante circa tre/ quattro anni ossia fino, sempre circa, al 1952 ove appare per la prima volta sul mercato la referenza 6036 con tipologia di cassa ( sempre monoblocco) più vicina al 5036, con modifiche riguardanti la corona e il tubo Superoyster e successivamente oyster twinlock con diverse dimensionamenti di cassa; il cristallo infatti e' un blu point 30,4 di misura, si stipizza alquanto circa il quadrante che assume un disegno un po’ diverso dai due precedenti e, come ben mostrano le foto, con caratteristici indici di forma cubitale incassata e generalmente di color oro .




















L’ultima serie del Datocompax risale a circa il 1956/57 e rimasta in catalogo fino a circa il 1962 prende la referenza 6236 ; i quadranti dedicati a questa referenza sono molteplici, alcuni molto simili al suo precedessore , altri con un look piu' moderno. si cominciano a vedere gli indici sia stampati che a rilievo ,alcuni realizzati a pasta lucida di tipo indelebile meglio noto come “gran-soleil”.



Una curiosita' riscontrabile su molti modelli del periodo era scrivere sul quadrante "cronographe"chiaramente in Francese abbinata con la scritta "antimagnetic" in Inglese.

Questo per complicare la vita a noi appasionati e a riprova che con Rolex le regole vanno interpretate e vissute.

La cassa DEL 6236 non più monoblocco ma in tre pezzi ( lunetta, cassa e fondello)diciamo, così, che tale modello rappresenta il “canto del cigno” di un Rolex mitico noto, tra gli appassionati, anche con il nomignolo di “Jean Claude Killy” in quanto visto , nei primi anni ’50, al polso del famoso sciatore e sportsman J.C. Killy perlappunto.
La cassa e' sempre di 36mm con movimento svaljux 13 C, corona e tubo Oysterda 6mm; il vetro diventa un modello tropic 21.
lCon questa referenza finisce l'era dei Rolex complicati del XX secolo, questo articolo lo dedichiamo al centenario di Rolex che si avvicina , con la speranza di festeggiarlo con un bell'orologio complicato in catalogo.











Stefano Mazzariol





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